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Sta per scadere il PRIA gennaio 26, 2010

Posted by degradodiroma in Le mie segnalazioni.
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Si può pensare che ci sarà speculazione.

Si può pensare che ci sarà riqualificazione.

Si può pensare che l’Agro Romano sarà messo a ferro ed a fuoco ..

Si può pensare che l’Agro Romano sarà restituito ai cittadini ..

ma intanto il progetto PRIA sta per scadere … il 1 Febbraio

Laura

Roma, 3 novembre 2009 – A Roma ne esistono oltre diecimila, sparsi su 52 mila ettari di campagna (il più vasto territorio verde tra i comuni d’Europa). Sono i vecchi manufatti agricoli abbandonati: casali, fienili, stalle, granai, appezzamenti. Un vasto patrimonio in lento degrado, ma anche una grande risorsa potenziale. Il Comune pubblicherà entro la metà del mese un bando, con il doppio obiettivo di farne case da affittare (una parte) e, per il resto, di rilanciare l’agricoltura, l’eco-turismo e gli sport all’aria aperta, creando così nuove imprese e nuovi posti di lavoro.

Il Programma di Riqualificazione degli Immobili Agricoli dismessi o sotto-utilizzati (PRIA) è stato presentato in Campidoglio dal sindaco Alemanno e dagli assessori Antoniozzi (Patrimonio), Corsini (Urbanistica) e De Lillo (Ambiente), oltre che dal presidente di Coldiretti Lazio, Massimo Gargano, e da quello di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Il PRIA è stato annunciato lo scorso maggio, quindi la Giunta comunale lo ha approvato con delibera del 23 settembre, ora uscirà il bando e si rivolgerà sia agli enti pubblici che ai privati “già proprietari di immobili ad uso agricolo sul territorio dell’Agro Romano”. Al bando si aderisce con una “manifestazione d’interesse”, presentando proposte di riuso e valorizzazione.

L’operazione è a costo zero per il Comune che nell’ambito di questo programma fa da “facilitatore”, semplificando e abbreviando le procedure per le autorizzazioni e i cambi di destinazione d’uso. Chi invierà progetti, dunque, potrà avviare un’attività economica senza impacci burocratici e contribuirà, nel contempo, al ripristino dell’edilizia rurale.

Agriturismo, agricoltura biologica con vendita diretta, manifestazioni culturali, percorsi ciclabili in campagna; e poi gli edifici da ristrutturare per realizzare alloggi: queste alcune delle possibilità legate al recupero dei vecchi casali. Quattro, in particolare, le finalità del PRIA e, per conseguenza, i tipi di proposta che enti e privati possono fare al Comune:

1) sviluppo dell’agricoltura: razionalizzazione delle attività esistenti, creazione di nuove aziende, innovazioni tecnologiche, servizi ai residenti.

2) Recupero di fabbricati agricoli per uso residenziale: alloggi da affittare in parte a canone concordato con il Comune, in parte a canone libero; residenze per vittime di calamità, da dare in convenzione; nuove attività agrituristiche.

3) Riqualificazione dell’ambiente e del paesaggio: risanamento e sorveglianza del territorio agricolo, restauro dei manufatti di pregio storico-artistico e dei giardini storici; rimboschimento dei terreni improduttivi; creazione di “isole ecologiche” per il deposito temporaneo di rifiuti ingombranti (al posto delle discariche abusive); installazione di apparecchiature per la connessione internet.

4) Recupero di fondi improduttivi o abbandonati per finalità sociali: accordi con associazioni onlus per usare vecchi edifici a fini assistenziali; programmi di lavoro e integrazione per gli immigrati; riuso di manufatti e terreni a scopo didattico, di assistenza (a bambini, anziani e disabili) e per attività agricole di reinserimento; progetti di “co-housing”, ovvero insediamenti composti da case private e da spazi comuni e condivisi come cucine, laboratori, ambienti per il gioco dei bambini, piscine, biblioteche…; nuovi canili attrezzati.

Il Comune sceglierà le proposte in base ad una serie di priorità. Queste le principali: creazione di posti di lavoro, inserimento dei giovani, maggior numero di addetti impiegati nel progetto, riconversione delle colture (meglio il biologico), uso di eco-tecnologie e impianti autonomi ad energia rinnovabile (solare termico, fotovoltaico…).

Quanto alle case ricavate dai casali fatiscenti: il Comune faciliterà ai proprietari i cambi di destinazione d’uso, senza aumenti di cubature; ma – specifica l’assessore Antoniozzi – se un ente o un privato “vorrà trasformare il suo casale in un complesso di appartamenti, per farlo dovrà necessariamente dare il 60% delle case in affitto a canone concordato al Comune per dieci anni”.

Con il programma PRIA, ha detto il sindaco Alemanno, si intende “stabilire un ponte tra aree urbane e agricole”. Con un occhio alla sicurezza: le zone rurali del territorio romano “sono state anche oggetto di gravi episodi di violenza”; ripopolarle di attività e lavoro vuol dire aumentarne la vivibilità.

Per inviare al Comune le proposte di riuso dei casali abbandonati ci saranno tre mesi dalla pubblicazione del bando.

e questo è il link al bando

Commenti

1. fabio - gennaio 27, 2010

Meglio dell’abbandono. Poi ovvio, devono controllare che i furbi non facciano speculazione e distruzzione dei manufatti rurali. Ovvio ovvio ovvio ovvio … seeeeeeeee!

2. fabio - gennaio 27, 2010

Azzz, l’ho scritto con così tanta foga che mi è uscito come l’avrei pronunciato, con una incazzzzzzatissima distruzzzzzzzzzione. Perché quando ad uno girano, le zeta si raddoppiano, inutile negarlo…

3. Andrea Rossi - gennaio 27, 2010

Questo progetto e’ a mio parere giustissimo, i casali abbandonati ed i vari ruderi presenti in citta’ sembrano fatti apposta per compierci azioni delittuose, restaurarli e riportarli in vita e’ sacrosanto.

Purtroppo notizie non buone in tema urbanistico arrivano in questi giorni dal Campidoglio, infatti mentre da un lato il Ministro Bondi si sta battendo per tutelare l’agro romano dall’altra parte il partito trasversale dei cementificatori sta spingendo per far approvare il piano regolatore di Veltroni, sapevo che su questo tema Alemanno non sarebbe stato molto diverso dal suo predecessore ma sinceramente speravo che non arrivasse a prodigarsi per ulteriori colate di cemento.

Forza Bondi, sono convinto che la maggioranza dei romani sta con te.

4. Pablito - gennaio 27, 2010

Andrea L’hai detto in pieno . Per me Bondi non è solo e probabilmente l’iniziativa è di Giro (anche se credo che sia più un attacco contro Alemanno, che piuttosto un appoggio una difesa dell’ambiente ). Comunque staremo a vedere, i costruttori hanno detto che faranno appello !!

5. Andrea Rossi - gennaio 27, 2010

Ma fino a che punto arriva l’avidita’ umana ? Questi costruttori sono ipermilionari che diavolo vogliono ancora ?

C’e’ fame di case ? Io non credo visto che 1 casa su 7 a Roma e’ sfitta, (al massimo servono case popolari ma questo e’ un altro discorso), i politici piuttosto potrebbero incentivare i proprietari ad affittare le proprie case sfitte agevolando i proprietari su alcune cose e gli inquilini su altre.

ROMA NON HA BISOGNO DI ALTRE CASE , MA DI METROPOLITANE, PARCHI PUBBLICI, PISTE CICLABILI, PIAZZE E SERVIZI VARI, MA DOVE VOGLIONO ARRIVARE QUESTI COSTRUTTORI ?

6. Renato - gennaio 28, 2010

anche della riqualificazione dell’esistente…

7. manuele mariani - gennaio 28, 2010

Restauro Filologico ! nessuna alterazione strutturale e stilistica a questi capolavori dell’architettura rurale e contadina ! mi raccomando ! ricordiamoci poi che queste costruzioni, come ogni cascina presente in italia, sono state edificate autonomamente da persone quasi sicuramente semi analfabete.. eppure il confronto non regge con le schifezze che si sono costruite negli ultimi 50 anni da pluri laureati architetti o super diplomati geometri ! che si vergognino e si facciano un esame di coscienza contemplando ed apprezzando (se ne sono capaci) questa grande ed armoniosa semplicità, nel rispetto dell’ambiente, del territorio e soprattutto del paesaggio !

8. Andrea Rossi - gennaio 30, 2010

D’accordo con Renato, invece di continuare a cementificare l’agro romano con costruzioni orribili e’ molto meglio riqualificare l’esistente dando’ cosi’ lavoro alle piccole ditte di ristrutturazione che a differenza dei palazzinari non hanno santi in paradiso.

Nel rispetto dello stile come giustamente sottolinea Manuele.

9. fabio - febbraio 5, 2010

La mia diffidenza nei confronti di Bondi e bella compagnia, quando c’ è di mezzo la PAGNOTTA, è sempre ripagata, purtroppo.

10. degradodiroma - febbraio 5, 2010

L’articolo proposto da Fabio, anche se lungo, deve essere letto tutto.

Per i più frettolosi ho ritagliato questo pezzo ..

Ci sta da aggiungere poi che, per quanto riguarda Roma, nella fretta delle dimissioni dell’ex Sindaco, fu addirittura predisposta una Conferenza tra Comune e Regione per accelerare non la protezione ma il sostanziale smantellamento di quel poco di protezione di cui il Paesaggio avrebbe dovuto godere, in quanto il Comune presentò la richiesta di togliere i vincoli su tutte le zone destinate a edificazione, e la Regione accolse tali richieste nel 95% dei casi.
In questo modo la Regione, contravvenendo alla delega di tutelare il Paesaggio, si poneva in una situazione giuridica di mancato rispetto dell’Articolo 9 della Costituzione.
Appena la Soprintendenza monumentale ha emesso il vincolo, Regione, Comune e Provincia, pur governate da esponenti politici di fazioni opposte, si sono ritrovate unite assieme ai costruttori nell’opporsi al vincolo anche con atti formali, con i quali in sostanza si oppongono a quell’articolo costituzionale che pone il patrimonio paesaggistico e storico monumentale sotto la tutela come bene supremo del Paese

Laura

11. fabio - febbraio 11, 2010

Non te ne preoccupare, Laura, nessuno si aspettava che Bondi , Alemanno e tutta la compagnia allargata degli amichetti di Caltagirone and friends, potesse mettere una pezza alle abnormità concesse a questi individui dalla giunta Veltroni e Rutelli.


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